Meditazione mattutina: “Rientrato in sé”
“Rientrato in sé, disse: Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza, e io qui muoio di fame!” (Luca 15:17).
Il figlio prodigo non era soltanto lontano dalla casa del padre: era lontano da sé stesso. Il peccato non ci porta solo fuori strada, ci divide interiormente. Ci rende scissi, spaccati, contraddittori: una parte di noi desidera la vita, l’altra rincorre ciò che porta morte; una parte ricorda la casa, l’altra si abitua ai porci; una parte sa di essere figlio, l’altra vive come schiavo.
“Rientrare in sé” significa smettere di fuggire dalla verità. È il momento in cui l’uomo si guarda dentro e riconosce la propria frattura: “non sono ciò che Dio mi ha chiamato a essere”. È il risveglio della coscienza, ma anche l’inizio della grazia. Perché nessuno rientra davvero in sé se prima la voce del Padre non lo richiama alla vita.
Il peccato frammenta, Dio ricompone. Il peccato oppone l’uomo a sé stesso, Dio lo riconcilia. Il peccato disperde, Cristo riporta unità, dignità e shalom. Il ritorno al Padre è anche ritorno alla propria identità: non più fame, confusione e vergogna, ma casa, veste, anello e festa.
Oggi chiediamo al Signore questa grazia: rientrare in noi stessi per uscire dalla divisione interiore e ritornare a Lui. Perché solo nel Padre l’uomo smette di essere spaccato e ritrova la sua interezza. Gesù non salva soltanto l’anima: ricompone la persona, guarisce la frattura, restituisce il figlio alla casa e l’uomo a sé stesso.



