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Meditazioni

NON TRASCURARE IL VERO CIBO

Lettera agli Ebrei 5:11-14

Lo Spirito Santo ispira l’autore della Lettera agli Ebrei a esortare i credenti a una maturità di fede superiore, perché gli argomenti che egli sta trattando sono profondi e difficili da comprendere senza un fondamento stabile. Come dichiarato nel capitolo precedente, dopo aver affrontato temi come i battesimi e l’imposizione delle mani, l’invito è a protendersi verso un insegnamento più elevato, una dottrina più profonda.

Il centro della trattazione diventa Cristo e il Suo perfetto sacerdozio. L’autore desidera che il credente comprenda la propria identità spirituale: ciò che Cristo ha compiuto per la salvezza dell’umanità è trasferito ai credenti mediante un sacerdozio esteso, che coinvolge ogni testimone della fede, cioè ciascun figlio di Dio. Proprio per questo motivo li ammonisce: invece di nutrirsi del “cibo solido”, devono tornare al “latte”, segno evidente di una maturità spirituale insufficiente.

È un argomento di fede, e richiede fiducia totale nell’opera perfetta di Cristo Gesù, un sacrificio compiuto una volta per sempre, perfetto e non più ripetibile. Lo scrittore desidera evitare che i credenti trascurino “una così grande salvezza”. Se egli ammonisce in modo tanto deciso, significa che si era già manifestata una certa superficialità, una scarsa stima dell’opera redentrice di Cristo.

A distanza di quasi duemila anni, lo stesso pericolo rimane. Parte dell’umanità – e talvolta anche parte della Chiesa – sembra non percepire più la necessità della salvezza. Si perde di vista il rischio di allontanarsi dal Creatore, di non stimare adeguatamente il dono immenso che Cristo ha offerto spogliando sé stesso e facendosi vicino agli uomini per avvicinarci al Padre.

È l’effetto della povertà di fede: la fiducia non è più riposta in Dio, ma nel tempo presente; non si credono più le promesse, ma si pensa che nulla possa cambiare. È lo scoraggiamento davanti al familiare inconvertito; è l’invidia nascosta per la prosperità dell’empio; è la tentazione di credere che la propria giustizia possa bastare.

Ma questa Parola continua a chiamarci a stimare grandemente il dono della grazia. Un dono che nessuna ricchezza terrena avrebbe mai potuto acquistare, ma che in Cristo Gesù ci è stato offerto gratuitamente. Il vero pericolo, oggi come ieri, è trascurare questo dono… ma soprattutto perderlo, vivere in modo indegno della testimonianza che dovremmo rendere a Cristo, ritraendoci dal nostro compito di ambasciatori.

La fede genera il servizio. La fede produce in noi il “volere e l’agire” secondo il beneplacito di Dio. E come è scritto: “Noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per conservare l’anima.”

Dio ci ha preparato un cibo solido, nutriente e necessario. Egli lo distribuisce attraverso la Sua Parola e nella benedizione del culto che ha stabilito per il Suo popolo. L’invito rimane valido: non trascurare il grande dono della salvezza, ma nutri l’anima con il vero cibo che sostiene, fortifica e guida verso la maturità spirituale.

Dio ci benedica.

Shalom!

The Christian Broadcasting Network

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