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Meditazioni

Meditazione mattutina – L’uomo di Dio (Trentunesima parte: la torre di Babele)

L’uomo di Dio incontra nella Scrittura una scena che parla ancora oggi: la torre di Babele. “Dissero: Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome” (Genesi 11:4). In queste parole è racchiuso il dramma dell’uomo che vuole elevarsi senza Dio. Babele rappresenta l’orgoglio collettivo, l’autosufficienza umana, il tentativo di raggiungere il cielo con le proprie forze. Non cercavano Dio, cercavano gloria per sé stessi.

La parola Babele richiama Babilonia e anche la confusione delle lingue (balal, mescolare, confondere). Ciò che l’uomo costruisce per esaltare sé stesso finisce spesso nella confusione. Quando il centro non è Dio, anche i progetti più grandiosi perdono armonia. L’uomo di Dio comprende che non ogni crescita è benedizione, non ogni grandezza è volontà divina, non ogni costruzione è approvata dal cielo.

La torre nasceva da un desiderio sbagliato: “facciamoci un nome”. Il problema non era costruire in sé, ma il motivo del costruire. Cercavano identità nella fama, sicurezza nell’opera delle mani, unità senza dipendenza da Dio. Anche oggi esistono torri moderne: carriere vissute come assoluti, successi idolatrati, immagini costruite per apparire, religiosità usata per autoesaltazione. L’uomo di Dio veglia sul cuore e si domanda: sto edificando per la gloria di Dio o per il mio nome?

Dio scese a vedere la città e la torre. Questo dettaglio è potente: ciò che agli uomini sembrava altissimo, a Dio appariva così piccolo da dover “scendere” per osservarlo. Le grandezze umane senza Dio impressionano la terra, non il cielo. Il Signore confuse le lingue e disperse il popolo. Non fu crudeltà, ma misericordia: fermò un progetto che avrebbe consolidato l’orgoglio e l’allontanamento da Lui. Talvolta Dio blocca ciò che ci esalta per salvarci da noi stessi.

L’uomo di Dio impara che la vera salita non è costruire torri verso il cielo, ma ricevere il cielo che scende verso l’uomo. A Babele l’uomo tenta di salire; nel Vangelo Dio scende in Cristo. A Babele c’è confusione di lingue; a Pentecoste c’è comprensione tra i popoli. A Babele si cerca un nome umano; in Cristo riceviamo un nome nuovo e siamo fatti figli di Dio.

La via di Dio non è l’orgoglio che sale, ma l’umiltà che si arrende. Gesù non costruì torri, portò una croce. E proprio abbassandosi fu innalzato sopra ogni nome. L’uomo di Dio comprende allora che la vera grandezza non è apparire alto, ma essere radicato in Dio.

Se oggi stai edificando qualcosa, chiediti su quale fondamento lo fai. Le torri dell’ego crollano, ciò che è costruito in Dio rimane. Non cercare di farti un nome: cerca di onorare il Suo Nome.

Oggi preghiamo: “Signore, liberaci dall’orgoglio di Babele. Insegnaci a edificare la vita sulla Tua volontà e non sulla nostra gloria. Fa’ che tutto ciò che costruiamo porti onore al Tuo Nome. Amen.”

The Christian Broadcasting Network

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