Meditazione mattutina:La necessità di non sparlare del fratello
La Scrittura ci insegna che uno dei peccati più diffusi, ma anche più sottovalutati, è il peccato della lingua. Con la lingua si può benedire Dio, ma con la stessa lingua si può ferire un fratello. Per questo la Parola di Dio ci richiama con forza alla responsabilità delle nostre parole.
Giacomo 4:11 dice: “Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi sparla del fratello o giudica il fratello, sparla della legge e giudica la legge.” Qui la Parola di Dio è chiarissima: sparlare di un fratello non è solo parlare contro una persona, ma è mettersi al posto di Dio, che è l’unico giudice.
Quando noi sparliamo, critichiamo, raccontiamo difetti e mancanze degli altri, stiamo facendo un’opera che non viene dallo Spirito Santo, perché lo Spirito Santo convince, corregge, edifica e salva; invece l’accusatore è Satana, che la Bibbia chiama “l’accusatore dei fratelli” (Apocalisse 12:10). Ogni volta che noi accusiamo, distruggiamo, parliamo male, senza accorgercene ci stiamo mettendo dalla parte dell’accusatore e non dalla parte del Consolatore.
La maldicenza distrugge tre persone: chi parla, chi ascolta e chi è oggetto del discorso. Distrugge chi parla perché indurisce il cuore; distrugge chi ascolta perché semina veleno; distrugge chi è oggetto del discorso perché viene ferito e umiliato. Per questo la maldicenza è un peccato gravissimo davanti a Dio, anche se gli uomini lo considerano piccolo.
Efesini 4:29 dice: “Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca, ma se ne avete qualcuna buona che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta.” Notate una cosa bellissima: la bocca del credente deve conferire grazia. Ogni volta che parliamo dovremmo chiederci: le mie parole stanno portando grazia o stanno portando veleno? Stanno guarendo o stanno ferendo? Stanno unendo o stanno dividendo?
Parlare male degli altri spesso nasce dall’orgoglio, dall’invidia, dalla gelosia o dal desiderio di sentirsi migliori. Ma la Bibbia dice che noi siamo tutti salvati per grazia, e se siamo salvati per grazia non abbiamo il diritto di distruggere chi Cristo ha salvato con il Suo sangue.
Romani 14:4 dice: “Chi sei tu che giudichi il domestico di un altro? Egli sta in piedi o cade per il suo padrone; ma sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi.” Il fratello non è servo nostro, è servo di Dio. E Dio è capace di rialzarlo, di correggerlo, di cambiarlo. Non è compito nostro distruggere, ma amare, pregare, aiutare e, se necessario, correggere con spirito di mansuetudine.
C’è una grande differenza tra correggere e sparlare: chi corregge parla alla persona per aiutarla; chi sparla parla degli altri per distruggerli. Chi ama copre, chi odia scopre.
Proverbi 10:12 dice: “L’odio provoca contese, ma l’amore copre tutte le colpe.” Coprire non significa giustificare il peccato, ma significa non esporre, non umiliare, non distruggere, ma cercare il bene del fratello.
Dovremmo ricordarci sempre che la chiesa è una famiglia. E in una famiglia sana non ci si distrugge alle spalle, ma ci si parla, ci si perdona, ci si aiuta, ci si sopporta e ci si ama.
Per questo la Parola di Dio ci dà un comandamento molto chiaro:
1 Pietro 3:9 “Non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma, al contrario, benedite, poiché a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione.”
Notate: siamo stati chiamati a benedire. Il cristiano deve stare nel numero dei benedicenti, non dei maledicenti; di quelli che pregano, non di quelli che criticano; di quelli che costruiscono, non di quelli che distruggono.
Chiediamo al Signore una bocca piena di grazia, un cuore pieno di amore e una chiesa piena di Spirito Santo, perché dove c’è lo Spirito Santo non c’è maldicenza, ma c’è amore, unità, perdono e pace. E ricordiamoci sempre: un giorno dovremo rendere conto a Dio non solo delle grandi azioni, ma anche delle parole che abbiamo detto. Perciò scegliamo di parlare per benedire, per edificare e per dare grazia a chi ascolta. Dio ci aiuti a essere un popolo di benedicenti.




