Meditazione mattutina – L’uomo di Dio (Ventottesima parte: Gerico)
L’uomo di Dio incontra, prima o poi, la propria Gerico. La Scrittura racconta che Israele, entrato nella terra promessa, si trovò davanti una città chiusa, fortificata, apparentemente inespugnabile. “Gerico era ben chiusa e sbarrata per timore dei figli d’Israele; nessuno usciva e nessuno entrava” (Giosuè 6:1). Gerico rappresenta tutti quegli ostacoli che sembrano impedirci di avanzare: problemi antichi, paure radicate, situazioni bloccate, porte chiuse, resistenze interiori ed esteriori.
La parola Gerico è collegata all’ebraico Yeriḥo, spesso associato alla radice di luna (yareach) o a un luogo di fragranza e palme. È interessante: ciò che appare bello all’esterno può nascondere mura invalicabili. Così molte situazioni della vita sembrano normali fuori, ma dentro custodiscono blocchi profondi.
Israele non ricevette da Dio una strategia umana, ma una via di fede. Non catapulte, non arieti, non assalti immediati. Dio disse di camminare attorno alla città in silenzio, perseverando, e al tempo stabilito gridare. Questo ci insegna che alcune Gerico non cadono con la forza umana, ma con l’ubbidienza spirituale. L’uomo di Dio impara che non tutto si vince combattendo secondo la carne; molte battaglie si vincono ascoltando Dio, anche quando il metodo sembra incomprensibile.
Ci saranno giorni in cui sembrerà di girare intorno al problema senza risultati. Un giorno, due giorni, sei giorni… e le mura ancora in piedi. Ma il silenzio dell’attesa non significa assenza di Dio. Il Signore sta preparando il tempo giusto. La perseveranza precede spesso il crollo delle mura. L’uomo di Dio non giudica dall’apparenza del momento, ma dalla fedeltà di Colui che ha parlato.
Al settimo giorno, al suono delle trombe e al grido del popolo, “le mura crollarono” (Giosuè 6:20). Quando Dio interviene, ciò che pareva immovibile cede improvvisamente. Le fortezze interiori possono cadere: peccati radicati, scoraggiamenti cronici, ferite antiche, incredulità persistente. Anche le mura esterne possono crollare: opposizioni, blocchi, porte chiuse. Nessuna Gerico è più forte della parola di Dio.
Ma Gerico insegna anche santità. Dopo la vittoria, il popolo doveva riconoscere che la città apparteneva al Signore. Le vittorie vere non servono a glorificare noi, ma Dio. L’uomo di Dio non celebra sé stesso, celebra la fedeltà divina.
Se oggi hai davanti una Gerico, non disperare. Non misurare il problema, ascolta la promessa. Continua a camminare, continua a ubbidire, continua a credere. Le mura che Dio decide di abbattere non resteranno in piedi.
Oggi preghiamo: “Signore, davanti alle nostre Gerico donaci fede, pazienza e ubbidienza. Insegnaci a perseverare finché le mura cadano, e fa’ che ogni vittoria porti gloria solo al Tuo nome. Amen.”




