“Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?” (Salmo 121:1)

Il popolo di Dio ha sempre avuto come attitudine e come abitudine quella di guardare verso l’Alto. È un gesto che racchiude adorazione, riverenza, dipendenza e sottomissione. Alzare lo sguardo non è evasione dalla realtà, ma riconoscimento della vera fonte della vita.

Eppure, ci sono momenti in cui le circostanze avverse, le prove prolungate o anche una certa tiepidezza spirituale fanno abbassare lo sguardo. In quei frangenti l’uomo finisce per guardare verso il basso, cercando soluzioni fragili, compromessi comodi o sicurezze apparenti. Ma ciò che viene dal basso non ha mai risolto ciò che nasce nel profondo del cuore.

La soluzione è sempre la stessa, ieri come oggi: alzare lo sguardo verso l’Alto. Se ci fermiamo a riflettere, è sempre da lì che è venuto l’aiuto. Ogni intervento salvifico di Dio, ogni liberazione, ogni rinnovamento autentico ha avuto origine dall’Alto.

Volgere lo sguardo verso l’Alto non significa contemplazione sterile, fatalismo o fanatismo religioso. Significa piuttosto vivere una piena consapevolezza, una fede viva e una speranza certa: Dio ascolta sempre i Suoi figli che giorno e notte gridano a Lui. Nessuna preghiera sincera rimane senza risposta, anche quando il tempo di Dio non coincide con il nostro.

Nel momento più incerto e difficile della vita, guarda in Alto: come Abramo, scoprirai che il cielo stellato diventa promessa, futuro e ricompensa.

Quando davanti a te sembra esserci solo un mare che sbarra ogni via, alza lo sguardo verso il cielo: Dio aprirà una strada dove sembrava impossibile passare.

E nei periodi di arsura spirituale, quando l’anima assomiglia a un deserto senza acqua, alza ancora lo sguardo in Alto: il Signore farà scaturire acqua viva anche nel luogo più arido.

Perché l’aiuto non viene dalle circostanze, né dalle forze umane, ma dal Signore che ha fatto il cielo e la terra. S. Testa